P. P. P. P.
mercoledì, 19 agosto 2009
Il mese scorso ho finito di leggere Petrolio. Continuo a ripensare alla lettera ad Alberto Moravia posta in appendice… In special modo alla frase: “Non è voglia più di giuocare”1.
Un romanzo scritto, con le parole di Pasolini, “direttamente”, non “oggettivato” è la forma più estrema di realismo. Di Petrolio non si può dire che vi è un Pier Paolo narratore che si rivolge a un consesso astratto di lettori. O meglio: si può anche dire, ma non si è detto niente. Il narratore scompare nello scrittore. Il lettore sei tu (e non “tu”). Non vi è finzione. Ci sono solo cose inventate, e di queste e del perché sono state inventate, nel romanzo, si parla.
È questa certo una delle tante forme della morte del romanzo, ma visto che il romanzo come gli Happy Tree Friends muore in tutti gli episodi per riapparire pronto al sacrificio nell’episodio successivo, è probabilmente più interessante considerare il suo decesso come qualcosa che sta a metà tra un topos e un modo di produzione (editoriale), e interpretare la morte specifica di Petrolio come una variazione sul tema. Si vedrà che l’abolizione della finzione non avviene qui per eccesso di riflessività, ma per difetto di volontà (di giuocare): la sete di verità e quindi di realtà oltrepassa le possibilità del realismo, e quindi della narrazione. Il romanzo diventa liturgia. Il suo topos è la preghiera (come ancelle la visione e la parabola). La sua forma editoriale è l’edizione postuma, filologica.
Come spesso gli estremi quindi, Petrolio è un capolinea. Come spesso gli estremi, coincide col suo opposto (pensa al tema degli “opposti estremismi” comunisti e fascisti, alla copertina bianca nella prima edizione e nera nella seconda…). Accomunati dall’abolizione del gioco e della finzione (altro che Borges! Padre Jorge somiglia a Pasolini), ricerca e rifiuto della realtà sono indiscernibili. L’unica risposta possibile al “neocapitalismo” (al postmoderno, diremmo noi) è il rogo2.
Ovviamente il postmodernismo ha stravinto, e perciò oggi che se ne vuole uscire o si pensa di esserne già usciti, si cerca la “lezione” di Petrolio per le nuove generazioni. D’accordo; ma il problema, mi sembra, è che Pasolini nel ginepraio postmoderno non c’è proprio voluto entrare. Non saprei, quindi, se la sua ultima opera possa indicarci strade alternative per il futuro o se non sia, appunto, solo un grandioso capolinea.
- La lettera chiedeva un giudizio sulla bozza del romanzo. Non cercate la risposta di Moravia. La lettera, Pasolini non l’ha mai spedita. ↩
-
I loro fratelli maggiori – i cui corpi erano stati lì, forti, poveri e violenti, solo pochi anni prima – se li sarebbero tutti inculati dal primo all’ultimo, o gli avrebbero dato fuoco. Ma probabilmente non avrebbero creduto ai loro occhi e li avrebbero presi per allucinazioni.
Ehi! Sta parlando dei nostri babbi! ↩
Petrolio
su Anobii



#1 — 19 agosto 2009, 20:57
>> Ehi! Sta parlando dei nostri babbi! ?
^__^
#2 — 20 agosto 2009, 16:43
Oddio, forse con i babbi ho esagerato: molti di loro erano già belli borghesi da generazioni…