Guardare i libri
domenica, 9 agosto 2009
La letteratura non è solo una cosa piacevole: è anche complicata. Buona parte della mia passione per la letteratura consiste nel cercare di capire che cos’è, come funziona, a che serve. Per questo la studio. Ci sono molti modi di studiare letteratura: leggere libri, discuterne, in un certo senso anche scriverli. C’è un modo meno ovvio: guardarli.
Per guardare i libri vado in libreria. A tale scopo, le librerie migliori sono quelle del tipo Grande Magazzino di Libri, il cui prototipo in Italia sono le librerie Feltrinelli. L’atteggiamento di un osservatore di libri dev’essere turistico, occhiuto. Il cacciatore affamato di Se una notte d’inverno un viaggiatore, con lo sguardo accecato dal desiderio, non sarà mai un buon osservatore di libri.
L’esame del singolo volume non è in sé per sé particolarmente interessante: l’unica cosa da guardare è l’illustrazione in copertina. Più proficue le schiere di costole, gli scaffali, la planimetria del negozio. È dalla quantità e dal confronto delle sue strutturazioni che emergono aspetti degni di nota.
Se i libri sono divisi per genere o per casa editrice (si può dire che le collane delle case editrici importanti costituiscano generi sui generis a sé), sono omogenei, fanno parte a sé: bianchi i Coralli e i Super ET Einaudi, gialli i gialli e gli Stile Libero, pastello (con eccezioni fosforescenti) gli Adelphi, neri i noir e gli Oscar Grandi Classici Mondadori, verdi i vecchi Garzanti… Se invece sono in ordine di autore, appaiono come un caos variopinto.
La libreria contiene queste due possibili rappresentazioni dell’universo dei libri: per un verso l’omogeneità dei generi e delle proposte editoriali, la noia del prevedibile, la necessità dell’ordine e del profitto, eccetera; per un altro, la disperante massa di uomini e donne quasi tutti sconosciuti, quasi tutti morti, l’angoscia dell’insensatezza, le opportunità del caso.
Forse è per questo che il Lettore/Consumatore di Italo Calvino era così esclusivamente concentrato sull’unico libro dei suoi desideri: perché la letteratura, vista obiettivamente, non è un bello spettacolo.
Se una notte d'inverno un viaggiatore
su Anobii







